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Come Diventare un Blogger a Tempo Pieno

Pubblicato il 17-01-2008 da Sergio

Leo Babauta di Zenhabits, un interessante blog che ho cominciato a leggere solo di recente, ha coronato un suo sogno diventando un Blogger a tempo pieno.

Ha infatti deciso di lasciare il suo lavoro stabile e fisso per lanciarsi nel più incerto, ma stimolante, mondo dell’editoria online.

Questi sono i consigli tratti dalla sua esperienza.
Sono tradotti a modo mio, e ho messo anche qualche libera interpretazione, quindi ti consiglio di leggere anche il post originale.

  1. Scrivi dal cuore, in modo vero e sincero
  2. Scrivi sempre cose utili
  3. Concentra i tuoi sforzi e focalizza i tuoi testi
  4. Chiedi ai tuoi lettori di sostenerti con delle donazioni nel difficile passaggio al blogging professionistico
  5. Scrivi e vendi libri anche in formato ebook
  6. Punta ad avere un solo semplice sistema di pubblicità
  7. Interagisci con i lettori
  8. Gestisci gradualmente la transizione da lavoro fisso al blogging professionale
  9. Salda i tuoi debiti e metti da parte un po’ di soldi per le emergenze
  10. Assicurati di avere un asso nella manica :-)

Sono ottimi consigli che hanno portato un cittadino di Guam (territori non incorporati USA) e padre di sei figli a compiere questo coraggioso passo.

I miei migliori auguri!

E tu cosa ne pensi? In Italia c’è spazio per i blogger di professione? Si può avere introiti sufficienti solo scrivendo in inglese o c’è spazio anche per chi scrive in italiano? Come siamo messi?


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7 Commenti

Daniel - GenitronSviluppo.com ha commentato:

Buongiorno a tutti,

argomento davvero interessante qui ed ora in Italia!

Più che blogging parlerei di nanopublishing, personalmente ritengo comunque che un’operazione del genere sia possibile benchè il tutto sia perfettamente ed esattamente ottimizzato.

E soprattutto affrontato a step a partire dalle mission del proprio progetto!

Il mercato in Italia per molti settori è praticamente inesistente.

Rimango fiducioso e impegnato!

Daniel - GenitronSviluppo.com

Emiliano ha commentato:

Sarebbe bello, ma per me è (ad oggi) ancora utopia. Ne conosco solo uno che con un blog “tecnologico” vive di blogging (Robin Good) e pure lui mostra perplessità sul futuro, in Italia almeno. Forse in USA, con una popolazione più evoluta e abituata ad andare a cercare info sulla rete “alternativa” è sicuramente possibile che il bloggare diventi una vera attività comerciale, ma io la vedo dura, sicuramente con un impegno costante (h24 7/7) di ricerca soprattutto la cosa è teoricamente possibile, ma il web 2.0 sta diventando sempre più un’accozzaglia di fantomatici giornalisti che dicono la loro senza che nessuno gliel’ha chiesto… (IMHO)
ciao

Sergio ha commentato:

non vorrei esser pedante, ma vorrei distinguere i blogger dal nanopublishing.
Il caso sopracitato è quello di un blogger di successo che ha trasformato il suo hobby in un lavoro.

Robin e i network di nanopub sono dei progetti editoriali veri e propri nati con quello scopo.

Per quelli penso ci sia spazio anche in Italia, con tutte le difficoltà del caso.

Ma per i blogger di successo?

VDB.net » Blog Archive » Link utili del 17/01/2008 ha commentato:

[...] Volete diventare blogger a tempo pieno? Alcuni consigli ed un paio di spunti per farlo [...]

Tagliaerbe ha commentato:

IMHO, puoi farcela solo se scrivi in inglese (per fare un esempio, nessuno mi toglierà mai dalla testa che il grosso degli introiti di Robin Good arriva dalla versione anglofona del suo sito), se lavori (come accennava Emiliano) giorno e notte (festivi inclusi), e magari se vivi in un luogo del mondo dove il costo della vita (e la pressione fiscale…) non è folle come da noi (infatti il buon Leo Babauta vive in un isola dell’arcipelago delle Marianne).
Se invece equipariamo il “blogger di professione” ad un giornalista (o un pubblicista), se si è veramente molto bravi a scrivere, si può sperare di essere assunti da qualche grossa realtà di nanopublishing italiana, o comunque riuscire a farsi notare e quindi “rilanciarsi” in un altro ruolo (consulente/corsista/presenzialista… :-D ).

Dario Salvelli ha commentato:

D’accordo con Tagliaerbe sul discorso della lingua: per il resto credo devi essere always online 24/24. Piu che nanopublishing se si è bravi ci si può far assumere o integrare il blog in una qualche grossa testata: anche qui però una cosa è il NYT un’altra è Libero.

Sergio ha commentato:

@tagliaerbe condivido: quello che mi chideo, ma lavorando per una realtà di nanopublishing italiana si riesce a campare?

@dario non son convinto che l’always on sia necessario, e anche nel tuo caso se anche si venisse integrati in una testata poi si riuscirebbe a campare?

Comunque mi sto convincendo che l’unico sistema sia fare un po’ di tutto oltre a tenere il proprio blog: dalle “consulenze” allo scrivere post per altri nanopub o prodotti editoriali e soprattutto scrivere almeno anche in inglese.

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