Di nuovo sul DDL Levi
Pubblicato il 14-12-2007 da SergioDavide Salerno si dice d’accordo con il DDL Levi in quanto questo regolamenterebbe i così detti nano-publisher che ancora si trincerano dietro il fatto di non costituire una testata giornalistica.
Idea condivisibile e che sinceramente appoggio: per quanto nano se la quello che ti “porta a casa la pagnotta” è il fare informazione su internet è giusto che tu venga equiparato ad una rivista cartacea.
La questione è che il disegno di legge dice dell’altro.
Nel disegno di legge si fa riferimento a
qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.
Quindi non solo i blog ma anche enciclopedie, manuali, racconti, giochi online, newsletter…
Si fa prima ad elencare cosa non è un prodotto editoriale
Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico. La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi.
e quindi appunto
Sono esclusi dall’obbligo di iscrizione al Roc i soggetti che accedono ad internet o operano su internet in forme o con prodotti, come i siti personali o ad uso collettivo che non costituiscono un’organizzazione imprenditoriale del lavoro
Ma qualsiasi altra cosa si.
Il problema comunque non è tanto il compilare altra (inutile) carta bollata e intasare di richieste il ROC: il problema è l’estensione dell’applicabilità delle norme relative ai reati a mezzo stampa.
L’iscrizione al ROC e l’equiparazione con una testata giornalistica ha anche una serie di lati positivi nel caso si sia effettivamente degli operatori del settore editoriale: esistono una serie di fondi e di sgravi fiscali al quale si può avere accesso.
Per questo motivo penso che un buon compromesso sia definire meglio quali siano i soggetti per i quali è d’obbligo l’iscrizione al ROC, mentre renderla facoltativa per gli altri soggetti.
Voglio inoltre precisare che non sono contro la riforma dell’editoria a priori e che anzi penso che la diffusione di internet richieda lo studio attento di un sistema di norme chiare e precise. Quello che proprio non serve però sono inutili complicazioni, moduli e burocrazia o norme generiche e fumose.
Consiglio la lettura della voce di wikipedia sull’argomento.



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