Ha Ancora Senso Definirci Blogger?
Pubblicato il 25-06-2007 da SergioDa qualche mese riflettevo sui cambiamenti dei partecipanti alla così detta blogosfera.
Negli ultimi mesi c’è stato un grande fiorire di servizi 2.0 caratterizzati dalla loro componente sociale prevalente.
In particolare la diffusione di Twitter, Jaiku e Tumblr ha spostato gran parte dei contenuti prodotti dai blogger e delle loro relazioni sociali sopra questi mezzi.
Alcuni argomenti troppo piccoli per essere trattati in un blog trovano perfettamente spazio su twitter e alcune riflessioni, citazioni o abbozzi trovano spazio su tumblr.
Ma oltre a questo anche tutti gli altri servizi (in particolare Anoobi, delicious e last.fm) sono importantissimi quando si vuole seguire un altro blogger.
Come dimostra un recente meme (al quale non ho partecipato dato che tutte le risposte sono già nella mia scheda) i blogger hanno molti modi di esprimersi oltre al blog
Una volta per seguire il flusso di informazioni prodotto da un blogger bastava abbonarsi al feed RSS del suo blog, ora invece in molti casi (nella maggior parte di quelli che seguo io), occorre immergersi in una serie di social network e servizi dove il blogger si esprime.
Molti di noi inoltre tengono un podcast o caricano video su YouTube, fanno dirette Webradio o WebTV.
Insomma: aggiornare il blog è solo una delle cose che i “blogger” fanno.
Riflettevo inoltre su un’altra cosa: come mai esiste la definizione di “blogger” e non ricordo una definizione decente per utente di un forum o di un newsgroup?
Quindi ha ancora senso la parola blogger?
Davvero c’è ancora così tanta differenza tra il blog e gli altri modi con cui passiamo il nostro tempo creando contenuti on line che ci definisca blogger piuttosto che altro?
Non so: ammetto che questo post è un po’ delirante e non penso di aver espresso bene quello che volevo dire (proverò a tornare sull’argomento, magari nei commenti).
Quello che mi chiedevo è: non è tempo per una nuova definizione per chi partecipa attivamente alla rete?



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5 Commenti
RedPill ha commentato:
Beh, esistono forumista e newsgroupparo (o newsgrupparo) ma sono termini che non si sono diffusi al di fuori di quegli stessi ambienti. D’altra parte è proprio l’interesse del mondo esterno rivolto verso i blog ad aver diffuso il termine blogger, in fin dei conti si tratta di un fatto positivo.
Ha senso la parola blogger? Nei termini in cui ha senso qualsiasi altra etichetta, sì. Blogger, cittadino, ambientalista, esperto, automobilista…le parole possono essere più o meno adatte, ma di certo non rappresentano a tutto tondo l’ndividuo. Anche se domani dovesse nascere una nuova etichetta che identifica una persona attiva in rete, ci accorgeremmo ben presto dell’ennesima limitazione.
In pratica, dalla generalizzazione nasce un concetto, a cui si associa un termine, e questo termine viene poi applicato singolarmente a ogni caso reale; dal particolare al generale e dal generale al particolare. Esistono troppi passaggi per ritenere il linguaggio esaustivo, è solo una (delle tante) rappresentazione della realtà.
Dopo questo mio sproloquio filosofico, di cui tutti potevamo fare a meno lo so, penso che nonostante tutto, blogger sia un termine ancora giovane. Se non tutti frequentano la rete, e ancora meno tengono un blog e ancora meno usano i social network di cui parli, forse – ma solo forse – blogger resta ancora un termine ombrello che si trova nel mezzo tra i due estremi e proprio per questo ancora funziona. Soprattutto per chi è fuori dal mondo blog che vede, negativamente o positivamente, il blog come finalità, obiettivo, scopo. Per chi lo vive, sappiamo bene, blog è solo uno strumento, uno tra tanti, proprio come tu dici così giustamente. Quando la diffusione dello strumento blog e della conoscenza diventerà di uso comune, allora il termine blogger non avrà più senso.
bayle ha commentato:
Vedi, son d’accordo con RedPill, però vorrei aggiungere una considerazione: il blog è comunque lo strumento portante dei “blogger”, sempre (per ora) superiore in termini di considerazione ai vari Tumblr Twitter e vari.
Devo ammettere che tante volte però quel che penso lo metto in dubbio perché, portando come ad esempio Twitter, tanti twitters che stimo su twitter non ho la più pallida idea di quale sia il loro blog e non lo leggo neppure. Eppure in qualche modo di è creato lo stesso un rapporto di fiducia, se così si può chiamare.
A questo punto, allora, mi sento di cambiare la mia opinione: ci chiamiamo blogger, oltre per ciò che ha detto RedPill, perché il blog è il mezzo preferibile per esprimersi, anche se ben lungi dall’essere l’unico.
Overlord ha commentato:
In effetti oggi come oggi spesso il blog in essere secondo me rappresenta più un punto di collegamente di vari servizi che l’utente sfrutta nell’ambito del 2.0. Questo spiega anche il perchè molti di questi servizi hanno numerosi funzioni e script di integrazione con i maggiori formati blog presenti in rete.
Francesco Goffredo ha commentato:
apparte le 5 pesche e le due mele, che ne dici se venissimo chiamati “Gli UGC” ?
Kromeboy ha commentato:
Potremmo ribaltare la frase e definirci “Generating Content User” (spero che il mio inglese non faccia difetto) Overo Utenti Generatori di contenuti. mmm in italiano suona sempre male…
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