Clamorose rivelazioni sul Delitto di Cogne
Pubblicato il 28-03-2007 da Sergio
Il colpevole è Miss Scarlet nella Biblioteca con il Candelabro.
Questo sfogo cinico è causato dal numero eccessivo di puntate di Porta a Porta dove continuano a ripetersi da sei anni le stesse cose trite e ritrite sul caso di infanticidio più noioso d’Italia.
Noto con piacere che, nonostante la condanna, le puntate di Porta a Porta dedicate all’argomento non accennano a diminuire: oramai sono diventato rapidissimo, “faccione della Franzoni = Spengo la TV”
Ma dato che sei arrivato fino a qua penso che ti interesserà scoprire qualcosa di più improvvisandoti novello tenente Colombo e quindi
Segue dibattito!



Trackback | | Stampa
13 Commenti
Sciura Pina ha commentato:
E io che mi pensavo che era stato il Colonnello Mustard con la chiave inglese

Sciura Pina
Sauro Claudio ha commentato:
Volevo dire oltretutto che la medicina si può collocare come scienza, agli antipodi della matematica.
Certo ci sono dei fenomeni che possono collocarsi entro un lasso di tempo abbastanza rigido: ad esempio il trancio netto di una grossa arteria come la femorale mi può dare quasi la certezza che nel arco di dieci minuti l’individuo si dissangua.
Ma nel caso di Samuele si parla di lesioni a carico di arterie e vene minori; dalla lesione di un’arteria non si può quantizzare con precisione il tempo di dissanguamento perché possono subentrare diversi fattori: la possibilità che l’arteria collassi, la possibilità che si formino dei trombi.
Ma ora voglio riportare un colloquio che la giornalista Ilaria Cavo ha avuto con Viglino e che ha riportato nel suo libro “La chiamavano la bimba”.
Se leggete a pagina 147 c’è scritto “ Viglino allarga ulteriormente il campo delle possibilità facendolo iniziare dal momento in cui il medico (guardia medica) lascia l’abitazione di Montroz e finire all’ora in cui Annamaria esce di casa. Precisa “ Si tratta di collocare l’aggressione o in un tempo più vicino all’uscita della Franzoni , o in un tempo più vicino all’uscita della dottoressa Neri”
D’impulso un po’ incredula di fronte ad uno scenario così ampio, indefinito ma al tempo stesso rivoluzionario, gli chiedo per quale delle due ipotesi si sbilancerebbe: “ Ritengo che l’aggressione si debba collocare più vicina al tempo dell’uscita della guardia medica rispetto a quella della Franzoni” ammette a questo punto, dondolandosi un po’ sulla sedia, con quella pacatezza che da forza alle sue parole.
Così a distanza di anni, il professor Viglino sarebbe propenso ad anticipare ancora di più l’ora del delitto, addirittura ai primi momenti della mattina.
Ora questa confessione sconvolgente io ritengo che l’illustre Viglino avrebbe dovuto farla prima al RIS ed agli investigatori piuttosto che ad una giornalista.
Avrebbe capovolto molte cose e avrebbe potuto dar adito a diverse ipotesi.
Per intanto ti saluto Claudio
Sauro Claudio ha commentato:
Del resto Viglino ha perfettamente ragione
Quando ritorna a casa la Franzoni trova Samuele con un edema cerebrale che fuoriesce dalle ferite 3 e 7.
Ora su nessun testo di traumatologia cranica o di neurochirurgia un edema tanto imponente avrebbe potuto svilupparsi in 10-15 minuti.
Qualsiasi traumatologo direbbe che occorrerebbe almeno un ora perchè si sviluppasse un tale edema.
pertanto è probabile se non praticamente certo che il piccolo abbia subito le percosse poco dopo l’uscita della guardia medica.
E’ inconcepibile che i periti non abbiano preso in considerazione questo particolare e si siano fidati solo della perizia Viglino che inizialmente da l’anemizzazione in 10-15 minuti.
E’ inconcepibile che non sia stato sentito anche un buon traumatologo e un buon neurochirurgo delle urgenze.
E’ inconcepibile che un tribunale si sia arroccato per accusare la madre su sindromi inesistenti come quella del Nido Pieno che neppure esiste sui testi di medicina ma è stata formulata dal Prof. Picozzi soltanto per giustificare quello che è successo a Cogne.
Ora questo spostamento di orario pone degli scenari che lascio ad ognuno immaginare.
Sauro Claudio ha commentato:
Ora per concludere vorrei raccontare tutta la storia, una storia ai limiti dell’incredibile.
Il 30 Gennaio 2002, nel paese di Cogne in Valle d’Aosta, viene assassinato brutalmente un bambino di tre anni Samuele Lorenzi.
La madre dichiarerà che dopo aver portato l’altro bambino più grandicello al pulmino della scuola, tornata a casa ha trovato Samuele in condizioni disperate, con spruzzi di sangue sulle pareti e sul soffitto.
Era rimasta assente da casa solo otto-nove minuti.
Ella stessa nel suo libro “LA VERITA” “” il mio sguardo e la mia attenzione vanno al letto per vedere Samuele. Il piumone copre completamente il letto. Penso che si sia nascosto per farmi lo scherzo del cucu, ma nello stesso momento sento un respiro strano, prendo il piumone che lo copre dall’angolo della mia parte, e con un gesto lo alzo buttandolo sul letto. Un sussulto. Urlo “Samuele” ma la voce è affogata. Lo shock è grande, un tonfo al cuore, tutto si ferma e il respiro mi manca.
Sobbalzo in dietro, non capisco ciò che vedo, non capisco, lo chiamo ma lui è fermo, solo un rantolo del respiro, gli occhi socchiusi, il viso pallido bianco, tanto sangue intorno a lui.
Una grossa e profonda ferita in mezzo alla fronte fino all’occhio, dove esce della materia cerebrale; le braccia lungo il corpo, non si muove.
Non riesco a farmi una ragione di cosa sia successo.Vedo il sangue, tanto, intorno alla testa e sul cuscino, PENSO CHE FORSE MI HA CHIAMATO TALMENTE FORTE CHE INSISTENDO GLI È SCOPPIATA LA TESTA.
Mi sento terribilmente in colpa per averlo lasciato solo.
Faccio il giro del letto dove c’è il telefono fisso sul comodino, cerco di comporre il 118, ma non mi ricordo se ci vuole il prefisso, sento la voce registrata della Telecom che mi dice che ho sbagliato numero, allora ripeto, perché penso che essendo un telefono vecchio non prenda bene la linea.
Mi sento molto sola senza nessuno che mi può aiutare, o che mi dica cosa devo fare.
Sempre con il telefono in mano apro la finestra della camera, urlando con tutte le mie forze, ma intorno non c’è nessuno.
Le finestre sono chiuse. Il mio grido si perde nel silenzio.
Guardo Samuele e penso se sia il caso di tirarlo su, perché se ha vomitato può soffocare, ma nello stesso tempo avendo sentito che respirava penso non sia il grado di intervenire.
Allora corro su per le scale, vado in salotto, prendo l’altro telefono fisso e ricompongo il numero 118.
Finalmente una voce. Urlando chiedo aiuto, dico che mio figlio sta male, ha vomitato sangue; chiedo a loro di intervenire immediatamente.
La persona al telefono mi dice di stare tranquilla, e che mi avrebbe passato l’addetto.
Mi sembrano secondi interminabili, capisco che bisognava far presto.
Finalmente parlo con l’operatrice del 118, Nives Callipari.
E da qui una telefonata che durerà un minuto e mezzo, nella quale la Franzoni farà leva sul fatto che Samuele vomita sangue, SENZA MINIMAMENTE ACCENNARE ALLE FERITE.
Chiama nel contempo anche la Dott. Satragni, che ipotizzerà lo scoppio di un aneurisma ed attiverà l’elicottero.
La Dott. Satragni porta anche il bambino sul prato di fronte alla casa dove rimarrà fino all’arrivo del elisoccorso.
Il Dottor Iannizzi dell’elisoccorso, vedendo che il bambino tiene la bocca serrata, segno inconfutabile di vita insisterà con l’elicottero per il trasporto in ospedale.
Al Pronto Soccorso di Aosta, sarà diagnosticata la morte completa, ciò la cessazione di ogni attività cardiaca alle ore 9,49.
Nel frattempo erano giunte le forze dell’ordine, ma la villetta verrà isolata solo due giorni dopo a qualsiasi visita.
Subito dopo iniziano le indagini: Il procuratore di Aosta, Maria Del Santo Bonaudo ed il pubblico ministero, Stefania Cugge, ordinano ai carabinieri del RIS, lo speciale reparto di indagine scientifica dei carabinieri, un’infinità di perizie. Ma l’arma non si trova. E, oltretutto, il delitto manca di un movente.
Il giorno dopo inoltre viene eseguito l’esame autoptico della piccola salma da parte dell’anatomo patologo Viglino: questo notando che erano state lesionate le arterie e le vene temporali, stabilirà che si è sviluppata un imponente emorragia nel giro di dieci quindici minuti che ha determinato un grave edema cerebrale tanto da far uscire il cervello dalle ferite tre e sette. Viglino conterà 17 colpi, estremamente vari come potenza di impatto, ma solo due ferite significative, la tre e la sette dalle quali esce materia cerebrale.
Data la morte che è stata subito fatta risalire intorno alle 8,10 del mattino, viene subito presa di mira la madre come principale indiziata; il concetto era questo: in un lasso di tempo così breve chi avrebbe potuto introdursi nella casa per commettere l’infanticidio? E per quale motivo?
I Franzoni-Lorenzi si rivolgono subito ad un avvocato di spicco Carlo Federico Grosso, che li difenderà per poco meno di un anno, dopo di chè, per motivi non chiari, si rifiuterà di assisterli.
Allora si rivolgeranno all’avvocato Carlo Taormina, nome illustre anche nella politica, che combinerà un sacco di guai, pure falsificando le prove, o perlomeno così sembra.
Inoltre Taormina dichiarerà sempre di sapere chi è il colpevole, ma non ne rivelerà mai il nome.
Fra il processo di primo grado e quello di secondo grado la Sig.a Franzoni sarà sottoposta ad indagini psichiatriche e neurologiche.
Il Prof. Ugo Fornari dichiarerà che si tratta di una personalità isterica, il Prof. Barale e la sue equipe non vi troveranno nulla di patologico.
Nel contempo l’esame neurologico rivelerà all’EEG un eccesso di onde TETA, tanto che il Prof. Roberto Mutani giunge ad ipotizzare che la Franzoni possa aver agito e compiuto l’omicidio in uno stato di epilessia o di sonnambulismo ; addirittura la Prof.a Isabella De Martini, fa la sua diagnosi: la paziente soffre di crisi temporali di tipo epilettico. Dice testualmente: “tali crisi possono comportare azioni violente di cui al risveglio non ci si ricorda più nulla”
Per il Processo di Appello, visti i guai che Taormina aveva combinato, i coniugi Lorenzi-Franzoni si rivolgeranno ad un altro avvocato, la Dott.ssa Paola Savio, che ricostruirà l’omicidio postulando che sia stato un montanaro di passaggio che è entrato in casa e trovandosi davanti al bambino che piangeva è stato preso dal panico ed ha colpito più volte il piccolo alla testa con il suo scarpone ( ci vuole veramente molta fantasia per formulare una simile ipotesi).
Nel frattempo avendo questa tragedia umana, invaso ed influenzato anche i mas medie e l’opinione pubblica, il caso viene discusso sui vari Forum.
Su Medforum il neurochirurgo Giovanni Migliaccio ipotizzerà la rottura di un aneurisma del circolo di Willis con conseguente crisi convulsiva tonico clonica; il bambino in sostanza sarebbe andato a sbattere contro vari spigoli del comodino riportando le ferite diversamente conformate e con diversa velocità di impatto.
A questa teoria ho aderito pure io per un certo tempo, fino a quando non ho letto nel dettaglio la perizia autoptica, e soprattutto fino a quando non ho ricevuto la foto della camera dove era avvenuto l’infanticidio: il comodino era troppo distante perché un bambino di tre anni vi potesse sbattere contro.
Nel frattempo avevo portato la perizia autoptica di Viglino a diversi neurochirurghi e esperti di traumatismi cranici i quali mi rivelavano una verità sconcertante: nessun edema cerebrale di quella portata avrebbe potuto svilupparsi dopo percosse in 10-15 minuti, ma ci sarebbe voluta almeno un ora, un ora e mezza; e neppure si poteva invocare l’emorragia perché questa non è determinante perché si sviluppi un edema cerebrale.
Nel Giugno 2007 esce un libro di Ilaria Cavo “ la chiamavano la bimba, dove alla giornalista il Prof.Viglino fa queste confidenze:”” Si tratta di collocare l’aggressione o più vicino al uscita della guardia medica, o più vicina all’uscita della Franzoni. Ritengo che l’aggressione si debba collocare più vicina al tempo di uscita della guardia medica rispetto a quello della Franzoni””
Pertanto Viglino, dormendoci sopra, viene a confermare ciò che altri specialisti mi hanno detto.
Ora se l’aggressione si deve collocare intorno alle ore sei del mattino entrambi i coniugi erano presenti.
Chi può aver commesso l’infanticidio?
Vi lascio pensare.
Io mi chiedo: perché mai nessuno ha mai pensato che le percosse il piccolo Samuele possa averle ricevute molto prima delle 8,10 del mattino?
Sauro Claudio ha commentato:
HO INVIATO IN CASSAZIONE QUANTO SEGUE.
ALL’ILLUSTRISSIMA COMMISSIONE DI LEGALI, GIUDICI E AVVOCATI CHE SI OCCUPANO DELL’INFANTICIDIO AVVENUTO A COGNE E PER IL QUALE è STATA ACCUSATA LA SIG.A ANNAMARIA FRANZONI
Per dovere umano e come medico voglio riportare quanto segue:
Volevo dire oltretutto che la medicina si può collocare come scienza, agli antipodi della matematica.
Certo ci sono dei fenomeni che possono collocarsi entro un lasso di tempo abbastanza rigido: ad esempio il trancio netto di una grossa arteria come la femorale mi può dare quasi la certezza che nel arco di dieci minuti l’individuo si dissangua.
Ma nel caso di Samuele si parla di lesioni a carico di arterie e vene minori; dalla lesione di un’arteria non si può quantizzare con precisione il tempo di dissanguamento perché possono subentrare diversi fattori: la possibilità che l’arteria collassi, la possibilità che si formino dei trombi.
Ma ora voglio riportare un colloquio che la giornalista Ilaria Cavo ha avuto con Viglino e che ha riportato nel suo libro “La chiamavano la bimba”.
Se leggete a pagina 147 c’è scritto “ Viglino allarga ulteriormente il campo delle possibilità facendolo iniziare dal momento in cui il medico (guardia medica) lascia l’abitazione di Montroz e finire all’ora in cui Annamaria esce di casa. Precisa “ Si tratta di collocare l’aggressione o in un tempo più vicino all’uscita della Franzoni , o in un tempo più vicino all’uscita della dottoressa Neri”
D’impulso un po’ incredula di fronte ad uno scenario così ampio, indefinito ma al tempo stesso rivoluzionario, gli chiedo per quale delle due ipotesi si sbilancerebbe: “ Ritengo che l’aggressione si debba collocare più vicina al tempo dell’uscita della guardia medica rispetto a quella della Franzoni” ammette a questo punto, dondolandosi un po’ sulla sedia, con quella pacatezza che da forza alle sue parole.
Così a distanza di anni, il professor Viglino sarebbe propenso ad anticipare ancora di più l’ora del delitto, addirittura ai primi momenti della mattina.
Ora questa confessione sconvolgente io ritengo che l’illustre Viglino avrebbe dovuto farla prima al RIS ed agli investigatori piuttosto che ad una giornalista.
Avrebbe capovolto molte cose e avrebbe potuto dar adito a diverse ipotesi.
Per intanto ti saluto Claudio
Inoltre voglio riportare due miei interventi che ho fatto su Forum Panorama:
Oltretutto nelle indagini investigative del “caso Cogne” hanno fatto fin dall’inizio un errore madornale, o meglio l’ha fatto l’anatomo patologo che ha eseguito la perizia autoptica del piccolo Samuele.
Aveva inizialmente calcolato che l’ora delle percosse si potesse far risalire alle 8,10 minuti, pensando che dalle lesioni della arteria cerebrale media e della vena cerebrale media si fosse determinata una cospicua emoraggia e che tale emoraggia si fosse esaurita in dieci-quindici minuti causando un edema cerebrale maligno.
Ma quando mai una rapida emoraggia da un edema cerebrale maligno? Non c’è scritto su nessun testo di traumatologia cranica.
Un emoraggia lenta potrebbe dare un edema soltanto in presenza di cospicue lesioni del cranio ma in tempi molto piu lunghi.
Ho consultato anche neurochirurghi e traumatologi craniali: mi hanno detto che ci vuole almeno un ora perchè si sviluppi un edema cerebrale come quello del piccolo Samuele, con fuoriuscita di materia cerebrale da due ferite, la 3 e la 7.
Di questo si è reso conto anche l’anatomo patologo Viglino, che confidandosi un paio di anni dopo con la giornalista Ilaria Cavo, fa risalire l’ora delle percosse a poco dopo che è uscita la guardia medica, cioè alle 5,45.
Pertanto quando sono state date le percosse erano presenti entrambi i genitori, ed è poco probabile che sia stata la Sig.a Franzoni a darle, dal momento che il marito sicuramente con la sua forza sicuramente l’avrebbe fermata.
Pertanto è piu probabile che sia stato il marito ormai esausto perche aveva passato una notte insonne ed era reduce di una crisi di ansia della moglie, che avendo sentito nuovamente piangere Samuele, si sia avventato sul piccolo con il primo oggetto che gli è capitato ed abbia infierito violentemente su di lui sfondandogli metà del frontale e mandandolo in coma.
Forse la moglie ha cercato di fermarlo ed era li vicino, per questo si è sporcata il pigiama di spruzzi sia davanti che di retro.
Gli spruzzi sul retro infatti sono inspiegabili, e mi meraviglio che i periti non ne abbiano preso conto.
Commesso il fattaccio, è probabile che il Sig.Lorenzi si sia reso conto di aver commesso qualcosa di estremamente grave, forse pensavano il bambino già morto, vedendolo in coma.
Pertanto ha pensato di non chiamare il 118 perchè sarebbe stato incolpato di omicidio, ma abbia istruito per bene la moglie sul da farsi, magari minacciandola anche.
E’ probabile gli abbia detto : alle otto quando porterai Davide al pulmino, cerca di rimanere composta, di far finta di nulla, e poi quando torni a casa chiama il 118, ma non menzionare le ferite perchè la polizia in tal caso potrebbe attivare dei posti di blocco ed io potrei non essere ancora giunto in ditta.
Dopo di chè, ha preso i suoi abiti sporchi di sangue e l’arma del delitto ed ha avuto tutto il tempo di occultarli.
Non serviva invece occultare il pigiama della moglie, perchè poteva trovarsi sul letto mentre un presunto assassino si fosse introdotto in casa.
Ma il suo pigiama si era importante, dal momento che se c’era lui in casa, nessun assassino avrebbe potuto introdursi per uccidere il piccolo Samuele.
Infatti la Sig. Franzoni, per attivare il 118 invocherà il vomito ematico, che non è mai esistito per Samuele, come dimostrerà la perizia autoptica, ed eluderà completamente le ferite che erano la cosa più eclatante se si pensa che da alcune ferite fuoriusciva materia cerebrale.
Inpltre non chiamerà il marito sul suo cellulare, pensandolo ancora in viaggio, ma chiamerà la segretaria della ditta, che riferisse al marito che Samuele era morto.
Per quanto riguarda la perizia autoptica di Viglino, leggettevi la mia controperizia che si trova su Cronaca, “Note critiche alla perizia di Cogne”
s.c.
Qui si è introdotto un agente della Polizia Scientifica con il seguente intervento:
Gentile amico
faccio parte della Polizia Scientifica e posso raccontarvi davvero tante cose riguardo alla situazione delle indagini tecniche in Italia.
I problemi sono almeno una decina, il primo è quello di fondo comune a tutti gli organi della P.A.: mancanza di mezzi e fondi con conseguente insufficiente remunerazione(un operatore di Polizia Scientifica non percepisce alcuna indennità specifica se non 0,52 € al giorno per il rischio da contatto con sostanze nocive).
Non voglio sindacalizzare la questione ma faccio presente che tutta la nostra attività è seguita dalla produzione di relazioni tecniche per le quali abbiamo responsabilità personali ed individuali in dibattimento, incluso il contraddittorio con Pm e avvocati.
Secondo problema: aggiornamento professionale inesistente e demandato alla discrezione individuale.
Terzo problema: nei Gabinetti Provinciali non è prevista la figura dirigenziale, il che equivale ad essere sottomessi a tutti i dirigenti degli altri uffici che spesso fanno uso delle nostre attività in maniera indiscriminata e non proporzionata (vedi servizi fotografici istituzionali).
Quarto problema: quasi totale ignoranza delle nostre tecniche da parte del personale degli altri uffici investigativi.
Quinto problema: a volte l’investigatore è affetto da una sindrome di onnipotenza che va decisamente in contrasto con l’oggettività con cui NOI siamo abituati a ragionare, la Polizia Scientifica lavora per la verità, non per arrestare il primo che capita.
Sesto problema: il cinema e la TV hanno fatto una cassa di risonanza enorme intorno alle nostre tecniche con conseguente aggiornamento delle tecniche criminali da un lato e da un aumento della richiesta del nostro intervento da parte di pattuglie operanti sul territorio dietro insistenze dei cittadini.
Settimo problema: i poliziotti non sono sicuri perchè non sono più tutelati dalla classe dirigente e quindi preferiscono chiamare la scientifica per due foto piuttosto che relazionare e descrivere.
Ottavo problema: la buona parte di noi è del ruolo Agenti mentre la gran parte degli appartenenti agli organi investigativi è del ruolo Ispettori, ciò spesso crea situazioni di preponderanza che vanno a danneggiare l’attività.
Nono problema: assenza di certificazioni di qualità e standard di lavoro, il che significa che si hanno metodologie diverse in base alle diverse realtà.
Decimo: ricorso ai nostri servizi per reati poco significanti (dna per furto di ciclomotore).
Così ho risposto:
Capisco in pieno tutti questi problemi, e capisco in pieno che per il caso di Cogne, che io ho seguito, il RIS non ne ha nessuna colpa.
Come poteva non prendere atto delle considerazioni dell’illustre anatomo patologo Viglino che allora faceva risalire le percosse alle 8,10?
Come poteva in base a queste considerazioni non incolpare la madre Sig. Franzoni, dal momento che in otto minuti di sua assenza era praticamente impossibile che un intruso si fosse introdotto in casa per uccidere il piccolo Samuele?
Pertanto il RIS ha fatto del suo meglio.
Salvo stà che due anni dopo l’illustre anatomo patologo Viglino, confida alla giornalista Ilaria Cavo che è probabile che le percosse siano state date poco dopo l’uscita della guardia medica, intorno alle ore sei del mattino, quando entrambi i coniugi erano presenti.
Perchè l’illustre Viglino non ha fatto queste confidenze ai periti anzichè ad una giornalista?
E’ probabile che in questi anni ci abbia dormito sopra e ci abbia ripensato, per spostare l’ora della morte di un ora e più.
Forse la mattina che ha eseguito l’autopsia aveva dormito male, infatti invoca come possibili armi del delitto, barre di ferro a spigoli vivi (che taglierebbero la testa ad un toro), mazze ( che ridurrebbero il cranio in poltiglia), oltre a strumenti di uso domestico come pentole o pentolini.
Ora come si può mettere insieme le mazze ad i pentolini?
Io penso proprio avesse dormito male.
Il RIS saggiamente ha ipotizzato delle armi compatibili con le lesioni, come un mestolo di rame o un pentolino di rame.
A questo punto però sarebbe giusto ed onesto che la Cassazione sapesse la verità.
Se accusa un innocente, per un delitto non commesso, dopo tutte queste ” rivelazioni” significa che in Italia siamo veramente messi male.
Dott. Sauro Claudio
Sergio ha commentato:
Mhh e un “chi se ne frega” no?
Luca ha commentato:
Se evitasse di sintonizzarsi tutte le sere su raiuno si risparmierebbe ben altre seccature.
Grazia ha commentato:
Sei anni di processi e una sentenza definitiva. Annamaria Franzoni dovrà scontare sedici anni di carcere per l’omicidio del piccolo Samuele Lorenzi, ucciso a Cogne la mattina del 30 gennaio 2002. “Giustizia è fatta”, ha dichiarato il capo dei Ris di Parma Luciano Garofano, una volta chiuso il sipario. Ma alla fine dell’odissea mediatica quello che resta è una condanna con troppi “se” e troppi “ma”.
Come giustificare, ad esempio, il fatto che Annamaria Franzoni, in quel raptus omicida, stesse brandendo un mestolo? E come può una madre macchiarsi di un crimine così efferato?
In un nuovo libro una possibile risposta alle troppe domande. “La chiave di Cogne” - edito dalla Cavallo di Ferro - è l’inchiesta di due giovani giornaliste, Valentina Magrin e Fabiana Muceli, realizzata con la guida del giornalista Paolo Cucchiarelli.
Secondo le autrici, l’opinione diffusa che vede linearità nel racconto della donna e nelle testimonianze di quanto accaduto quella mattina è falsa: “Il nostro lavoro è consistito proprio nello scomporre e analizzare ogni singola dichiarazione di Annamaria Franzoni, mettendola a confronto con le altre per trovarne analogie e differenze al fine di - dichiarazione dopo dichiarazione, tassello dopo tassello - ricostruire il puzzle di quella mattina. Ci siamo chieste perché, con il passare degli anni, Annamaria Franzoni abbia continuato a contraddirsi in quei passaggi che abbiamo verificato essere i punti critici della vicenda. Una volta completato il quadro, davanti ai nostri occhi è comparsa la scena del delitto, l’assassino e l’arma da lui impugnata”.
L’arma del delitto: non un mestolo, non un sabot. Bensì un mazzo di chiavi, quello della Franzoni. Più volte compare nei verbali eppure non è mai stato preso in considerazione. Le due autrici partono dal presupposto che non si tratti di un omicidio premeditato. La Franzoni deve quindi avere utilizzato necessariamente un’arma impropria con cui si è trovata ad interagire quella mattina.
Quando Samuele si sveglia - si legge nel libro - Annamaria Franzoni sta girando le chiavi nella toppa per fare uscire fuori a giocare il figlio più grande Davide. Samuele piange sulle scale e lei ha ancora le mani nella maniglia della porta. La donna sarebbe scesa quindi al piano di sotto con il mazzo di chiavi, quelle chiavi che poi lei stessa, durante i soccorsi, consegnerà a Daniela Ferrod, la prima indicata dalla famiglia Franzoni come possibile assassina.
“Annamaria, in preda ad una furia cieca afferra il mazzo di chiavi come fosse un pugnale e lo scaglia ripetutamente sulla testa del figlio che con un gesto disperato tenta invano di difendersi con una manina Dura tutto pochi secondi, poi la rabbia inizia a scemare. I colpi sferrati perdono di intensità, la presa è meno sicura e il mazzo di chiavi ora è come una frusta che picchia sulla testa del figlio. Annamaria rimane ferma, immobile, quasi non capisce cosa sia accaduto. Poi si solleva e, con un gesto istintivo, ricompone il bimbo e lo copre con il piumone”. Il mazzo di chiavi, aggiungono le autrici, sarebbe compatibile con il tipo di ferite e spiegherebbe il tipo di macchie di sangue sui muri e sul soffitto: può dare quell’”effetto pennello” che rimase sulla parete della camera da letto di casa Franzoni. E’ poi un oggetto che comunemente può trovarsi in uno zaino, lo zaino che Annamaria Franzoni aveva con sé quella mattina, in cui è stata rinvenuta una traccia di sangue. Le due studiose elencano anche altri elementi che portano a riconoscere nel mazzo di chiavi l’arma del delitto: ad esempio il tipo di ferite presenti sulla mano del piccolo e la lacerazione denominata in perizia “numero 9”, situata al centro della fronte, che reca chiaramente impresso il calco di una chiave “a farfalla”.
Resta da capire ancora il movente. “Abbiamo analizzato diversi malori, di cui è stato trovato riscontro, accusati da Annamaria Franzoni in un arco di tempo che va dal 2000 al marzo 2002”. Diciassette episodi in cui la donna ha manifestato degli scompensi fisici del tutto simili a quelli avvertiti tra la notte e la mattina prima dell’omicidio. “Escludendo che la Franzoni possa essere stata vittima di diciassette congestioni, come la famiglia ha sempre sostenuto, siamo portate a pensare che si tratti di disturbi psichici”.
Ma anche sui tempi ci sono delle considerazioni inedite. “Ricordiamo che la Franzoni ha testimoniato di essere stata a lungo a letto con Davide, dalle 7.30 alle 8.00, mentre dalle 8.00 alle 8.10 l’unica sua azione è preparare la colazione al primogenito: latte freddo e corn-flakes. Alle 8.10, la donna realizza di essere in ritardo e diventa sorprendentemente attiva. Ma è difficile pensare che i tempi dichiarati da Annamaria siano attendibili, e che in quei cinque minuti possa aver concentrato tutte le azioni di quella mattina. Più ragionevolmente, può aver allungato un po’ troppo il tempo in cui è stata senza far niente, ossia nel letto con Davide. Seguendo questo filo logico, Davide avrebbe fatto colazione ben prima delle 8.00, probabilmente guardando i cartoni animati, per poi uscire a giocare, mentre la madre scendeva al piano di sotto”.
Se a Qualcuno interessa… KromeBlog - il blog di Sergio Longoni ha commentato:
[...] dato una piccola rinfrescata a questo vecchio post che ultimamente ha cominciato (chissà perché) ad attirare un sacco di [...]
Claudio Sauro ha commentato:
Tratto da Forum Panorama
ilsolenascosto lei sbaglia, probabilmente un insieme di fattori la portano inevitabilmente ad accusare la Sig.ra Franzoni, il pigiama, gli zoccoli, il poco tempo che è rimasta assente, le contraddizioni che ha manifestato durante gli interrogatori, la telefonata al 118, tutte cose che prefigurerebbero secondo lei il delitto perfetto ( o imperfetto, a seconda di come la si vuol intendere)
Però io avevo prospettato fin dall’inizio che tutta questa accusa verso la madre, fosse dovuta ad un errore di Viglino che con tanta sicurezza ha parlato delle ore otto come momento delle percosse, per poi ricredersi e spostare l’ora molto più indietro, addirittura a poco dopo che è uscita la guardia medica.
Probabilmente ci aveva dormito sopra, ci aveva ripensato, aveva ripensato allo stato dei vasi lesi, alla possibilità che l’emorragia si fosse sviluppata più lentamente.
Anche in televisione a Matrix ha detto che il tempo delle percosse è molto difficile da determinare e potrebbe variare, variare.
Mi stupisco che la Corte non abbia in nessun modo tenuto conto di queste sue ultime affermazioni, ma si sia focalizzata sul pigiama e gli zoccoli.
Ma anche questi c’è qualche esperto che dice che non è certezza che fossero indossati, la giacca non ne parliamo, i pantaloni del pigiama presentano gocce sul retro in zone talmente inaccessibili………………….
E poi in un contesto diverso che interpretazione si sarebbe data a questi fattori?
Forse il pigiama e gli zoccoli potevano benissimo essere indossati, ma in un contesto diverso.
Io non voglio ritornare ad incolpare altre persone, ma alcune sere fa a Porta a Porta c’era anche l’onorevole Giancarlo Mazzucca, che ha detto che è entrato in carcere quasi certo della colpevolezza della signora, ma dopo 40 minuti di colloqui è uscito con molti dubbi riguardo alla sua colpevolezza.
In particolare ha tenuto a sottolineare una frase della Sig.ra Franzoni . “ Vuole che mio marito mi avrebbe fatto fare un figlio se non fosse stato assolutamente certo della mia innocenza “
L’onorevole, che non mi pareva uno sprovveduto, ha detto questa frase cercando di marcarla bene, ma pare che nessuno degli psichiatri presenti ci abbia fatto caso.
Forse lui aveva capito qualcosa che non poteva dire, chissà………………….
Mi dica piuttosto come ha fatto la Corte di cassazione a ridurre il tempo di permanenza all’esterno , dai sette- otto minuti che si diceva all’inizio a soli cinque minuti?
C’era per caso qualche testimone esterno con il cronometro?
Mi scusi la mia battuta, ma veramente su questa riduzione dei tempi, non riesco a darmene giustificazione.
Era forse per sfatare ogni dubbio che anche un estraneo, potesse essere penetrato nell’abitazione?
Misteri della Cassazione !
Comunque detto questo vorrei passare ad un esame dell’ipotesi delle chiavi come possibile arma del delitto.
LE CHIAVI
Ritengo improbabile sia stato un mazzo di chiavi, perché avendo riprovato nuovamente su un cartone (certamente meno duro di un frontale: 4 mm di spessore di osso in un bambino di tre anni),
un mazzo di cinque chiavi (non potevano essere di meno), mi da sempre dei buchi pressoché uguali della larghezza di 9 mm X 7 mm.
La fronte di un bambino di tre anni è composta dal tegumento sovrastante la fronte avente spessore di 4 mm, dall’osso, che anche in un bambino rachitico, in zona frontale non scende sotto i 4 mm, le sottostanti membrane con il liquido cefalo rachidiano che anche in un bambino arriva quasi al centimetro di spessore, ed infine il cervello.
Le chiavi hanno una lunghezza di cinque centimetri, devono essere tenute in mano per almeno tre centimetri di lunghezza, ne restano due che sporgono dalle dita.
Se venissero date con forza sul cranio di un bambino rischierebbero di causare una frattura con perforazione, senza comportare il cedimento di altre zone, se venissero date molte volte in preda a raptus, provocherebbero tante fratture perforate ( Samuele aveva solo fessurazioni, anche se la sette era abbastanza larga; dovrebbe essere frattura a stella come l’ha definita Viglino.)
Ma passiamo con ordine il tipo di lesioni frontali, in base alla perizia:
Ferita 1: : lunghezza 12 mm, disposta verticalmente lungo l’asse maggiore del corpo, anteriormente al trago di destra
E’ certamente una ferita stretta non sfrangiata, come provocherebbero delle chiavi su un tegumento, una ferita quasi da arma da taglio, o da punta molto stretta che viene trascinata per soli 12 mm
Ferita 2: forma triangolare, misurante mm 3×2x2; profondità 2mm; situata al di sopra dell’inserzione dell’elice di destra
Non è certo una ferita da chiavi, sarebbe molto più larga, sembrerebbe da piccola protuberanza a mo di chiodo sopra oggetto più consistente
Ferita 3: forma a losanga, con lunghezza di 13mm e fuoriuscita di parenchima cerebrale
Potrebbe essere una ferita causata da mazzo di chiavi? Dubito, altrimenti sarebbe una ferita perforata e non fessurata.
Sarebbe stata un omissione grave da parte di Viglino non segnalare una ferita perforata di 9X7, ma non ci sarebbe neppure da stupirsi, considerate tutte le imprecisioni che ci sono nella perizia
Ferita 4: lunghezza mm13, e piccola lacerazione superficiale. (fine pagina 1)
Non è specificata la larghezza e la profondità, sembrerebbe più un abrasione (le chiavi, ma?)
Ferita 5: di forma triangolare, misurante mm 13×13x14, specillabile fino al tavolato osseo
Troppo larga per un mazzo, a meno che il mazzo non fosse più consistente (almeno otto chiavi)
Ferita 6: forma a mandorla, ovalare, con asse maggiore della lunghezza di 16mm (possibile esito di frattura esposta)
L’asse minore non si conosce, potrebbe essere un mazzo di chiavi (ma il possibile esito di frattura esposta è veramente strabiliante)
Ferita 7: lunghezza 50mm con formazione ovalare, divaricazione dei lembi con frammento osseo nel contesto e fuoriuscita di materiale cerebrale
E’ la famosa ferita con frattura al centro della fronte, la più impressionante, dalla quale fuoriesce materia cerebrale.
Potrebbe essere una frattura perforata, anziché fessurata; dalla descrizione non si capisce.
Potrebbe essere una frattura da chiavi? Chi lo sa? Viglino non parla di ferita da perforazione, ma visto da come è stata condotta la perizia possiamo pensare tutto ed il contrario di tutto.
Ma dalla perizia fotografica risulta che c’è un infossamento del frontale di 2-3 cm che si estende addirittura all’orbita dx.
E’ possibile che un mazzo di chiavi provochino un infossamento di parte del frontale senza provocare nel contempo una perforazione?
Inoltre i due centimetri delle chiavi che escono dalle mani, possono ledere penetrando, solo i vasi meningei, ma certamente non i rami anteriori dell’arteria cerebrale e della vena cerebrale media che sono troppo profondi, le chiavi li avrebbero(tali vasi) probabilmente tranciati, mentre Viglino parla solo di lesione.
La lesione si è determinata ovviamente in seguito all’infossamento del frontale.
Ferita 8: conformata a lembo, della lunghezza 5cm con corda di 34mm; il lembo è ancora all’indietro; sono presenti sul fondo caratteristiche lacinie fibrose
Ferita troppo lunga ( forse le chiavi sono scivolate lungo la fronte?) Comunque sembrerebbe di più una ferita da arma da taglio o da punta che viene trascinata. Un mazzo di chiavi, tenuto come pugnale ha una “punta” troppo larga che avrebbe causato un solco nel tegumento.
Ferita 9: figurata ad “H” e/o semiluna; trasversalmente misura 10mm
Le giornaliste invocano questa ferita dicendo che potrebbe essere l’espressione di una chiave lunga da portoncino di ingresso, ma una tale chiave, lunga otto centimetri, se fosse stata presente, sporgerebbe a tal punto dalla mano che impedirebbe alle altre chiavi di arrivare sulla fronte. Pertanto la sua impronta si ritroverebbe in ogni ferita.
Inoltre se fosse stata presente, in corrispondenza della ferita 7 sarebbe penetrata in profondità nel cervello( 5 cm), cosa che sarebbe emersa subito dall’esame autoptico.
Ferita 10: figurata a “T” con branca superiore della lunghezza di 30mm e branca verticale di 28mm che si estende fino al canto palpebrale interno dell’occhio sinistro. Si intravede al di sotto breccia ossea rettilinea sovra orbitaria
30mmX 28 mm, può essere stata causata da un mazzo di chiavi? A meno che non abbiano colpito più volte nello stesso punto. Tutto è possibile.
Ferita 11: figurata ad “U”rovesciata. Avvicinando i margini assume aspetto a tre branche di tipo triangolare (come la ferita 9), misurante mm 21×20x14.
Anche questa potrebbe essere stata causata da un mazzo di chiavi. Le tre branche si sono poi divaricate.
Ferita 12: lineare, lunga mm11, interessante nel punto centrale il cuoio capelluto a tutto spessore
Ma questa sembrerebbe una ferita lineare da arma da taglio o da punta stretta trascinata tipo chiodo. Nulla a che vedere con delle chiavi.
Ferita 14: lineare, con maggior incisura verso il basso, della lunghezza di mm6 (verosimilmente da frattura esposta)
Dubito che un mazzo di chiavi facciano una ferita della lunghezza di soli sei millimetri. Anche questa secondo me, arma da taglio o stretta punta trascinata ( tipo chiodo).
Ferita 15: triangolare, con apice rivolto frontalmente, misura mm 6×6x6
6X6X6 incompatibile con un mazzo di chiavi. Se penetrano nel tegumento provocano una lacerazione di almeno 7X9
Ferita 17: lineare, leggermente curva a convessità frontale, lunghezza 5mm.
Lineare, di solo 5 mm, nessun mazzo mi dispiace
Resta la frattura parieto occipitale destra a mappamondo, senza lesioni tegumentarie, non certo riferibile ad un mazzo di chiavi
Dopo questa disamina mi vien da pensare che l’arma del delitto sia stata un’altra.
Io ho fatto delle ipotesi: coltellino multiuso (ovviamente chiuso) di quelli che hanno varie protuberanze appuntite, i vari cacciavite, limette da metalli ecc giustificherebbero anche la piccola particella di rame.
Inoltre è piuttosto pesante, si impugna bene, esce dalla mano per tre cm e mezzo.
Solo un ipotesi, non voglio andar oltre, mi sembra di essere stato abbastanza esplicito, non mi sono certo attirato la simpatia di qualcuno.
Potrei dire qualche altra cosa ma è meglio che non la dica.
Certamente la Franzoni dovrà scontare i suoi anni di carcere, ormai è definitivo.
Non vorrei che un giorno la giustizia italiana dovesse pentirsi.
In ogni caso chi è tanto sicuro delle sue posizioni forse ne sa più di me ed ha più diritto di parlare.
Comunque ormai ogni discorso è inutile.
Claudio Sauro ha commentato:
Da Forum Panorama
Caro Antonello, io penso ormai di aver detto troppo.
Per due anni mi sono dilettato a raccontare favole come quella della morte naturale
Ultimamente penso di aver esposta abbastanza chiaramente il mio pensiero, anche se scomodo.
Resto convinto che Annamaria Franzoni sia innocente e che nasconda un terribile segreto, un segreto che non è riuscita a raccontare neppure agli psichiatri, un segreto che probabilmente non ha potuto raccontare, un segreto che neppure ora può raccontare per vari motivi.
Se le cimici non hanno raccolto niente di questa terribile verità, è perché qualcuno sapeva delle cimici.
Lasceremo che Migliaccio racconti la sua favola ( di cui pure io non ho capito nulla).
Pertanto a questo punto è inutile che continui a raccontare ipotesi favolistiche o ad ipotizzare un possibile ( o meglio impossibile) estraneo che avrebbe commesso il fatto.
A questo punto è meglio che me ne vada per non far scappare qualcuno all’estero o per non dover scappare io stesso all’estero.
Mi troverai su questo Forum su altri siti, Salute, Scienze, Panorama Internazionale, Religioni, ed anche su Cronaca ma sempre relativamente ad altri argomenti.
Se vuoi contattarmi sai il mio numero di telefono e mi piacerebbe che restassimo comunque amici, perché in questi anni ti sei dimostrata una persona, preparata, discreta, non hai mai offeso o preso in giro, sei una persona meravigliosa, un vero amico.
Pertanto a risentirci ( con affetto ed ammirazione Claudio)
Sauro Claudio ha commentato:
Da Forum Panorama.
Un ultima cosa prima di congedarmi definitivamente : la dico qui Antonello perché a questo punto penso sia indifferente cambiare sito.
Intervengo solo perché ho sentito che Migliaccio ha intenzione di trascinare in tribunale Viglino.
Ora se fossi in lui non mi aggrapperei all’offesa che Viglino ha fatto nei suoi confronti e relativamente alla sua teoria ; questi restano pareri personali e non sono imputabili di alcunché
Se io dovessi accusare Viglino mi aggrapperei alla sua perizia ed in particolare a questo punto:
“Sono state sicuramente lese in occasione dei fatti l’arteria e la vena meningea media bilateralmente, unitamente ai suoi rami frontali e orbitari; sono stati altresì lesi il seno venoso frontale e il seno sagittale, la cerebrale media e i suoi rami frontale e temporale.”
Ora in base a delle lesioni arteriose lui non poteva quantizzare il tempo di dissanguamento del piccolo., è veramente una cosa che non sta ne in cielo ne in terra.
Questo te lo dico perché ho sentito il parere di traumatologi cranici di grande esperienza
Neppure fossero state tranciate puoi quantizzare il tempo di dissanguamento.
E questo perché possono intervenire altri fattori, quali una rapida coagulazione, che provoca dei trombi e quindi un rallentamento dell’emorragia.
Poi se sono lese per infossamento, cioè per stiramento a maggior ragione.
Lui dice che la morte è stata rapida per l’imponente emorragia.
Ma questo non lo direbbe nessuno, ti rendi conto
Lui ha veicolato tutta l’indagine fin dall’inizio perche ha sostenuto che la morte è avvenuta alle 8,10-8,15 per la rapida anemizzazione.
Ma ha commesso un abuso di potere, ha veicolato in modo errato tutta un indagine
Mai nessuno si sognerebbe di quantizzare una morte per anemia in seguito a delle arterie e vene lese.
Possono intervenire un infinità di fattori.
Tanto più che i rami anteriori dell’arteria cerebrale e temporale sono molto piccoli
Pure il seno venoso frontale ed il seno sagittale non comportano in seguito a lesione una veloce perdita ematica, e trombizzano molto facilmente proprio perché sono venosi, cioè a bassa pressione.
Resta l’arteria e la vena meningea, ma anche queste erano solo lese, e lo dice chiaramente, da corpo contundente (non perforante)
Lo ripeto e lo ripeterò, mai nessuno si sognerebbe di quantizzare la rapidità di dissanguamento fino alla morte (vuol dire emoglobina a 2 mg/dl)
Penso che proprio per questo si sia poi ricreduto, ed abbia dato dei tempi molto variabili.
E’ su questo punto che in un processo andrebbe con facilità attaccato, perché le sue sono state affermazioni gravi e che hanno determinato le indagini successive.
Io insomma lo attaccherei su questo punto, e non potrebbe neppure difendersi, perché le sue affermazioni sono state del tutto gratuite, senza nessuna base logica.
Detto questo, chiudo definitivamente.
maria ha commentato:
soltanto una osservazione: Lei ha fatto le prove con le chiave, verificando che sporgevano soltanto 2 cm… Conclude invece che l’arma doveva uscire 3cm e mezzo.
Ma lei è un uomo, di certo le sue mano sono ben piu grandi che le mano di una donna, molto probabilmente dalle mano di una donna le chiave sporgono un cm in piu.
(mi scuso per il mio italiano, sono straniera).
Lascia il tuo Commento