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Il Blog di Sergio Longoni

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When The Bear Broke Free

Pubblicato il 20-08-2008 da Sergio

Un Simbolo sovietico su un rubinetto del gas
L’aggressione russa alla Georgia è stato uno degli avvenimenti più sconvolgenti di questo mese.

Ho vissuto le prime drammatiche ore dell’attacco dalla Moldavia, leggendo le notizie attraverso internet e discutendo con i locali. Nonostante la Moldavia sia geograficamente a distanza di sicurezza dalle zone del conflitto quelle notizie sono diventate subito il centro di quasi tutte le discussioni.

La Moldavia infatti è un ex paese dell’unione sovietica e, come la Georgia, ha al suo interno una regione a statuto autonomo, o per meglio dire una nazione non riconosciuta, fedele a Mosca.

Infatti anche nella piccolissima e poverissima Moldavia esiste questo fazzoletto di terra chiamato Transnistria che dalla dissoluzione dell’URSS si è dichiarato unilateralmente indipendente e, con l’appoggio di Mosca, ha instaurato un regime separatista.

Per rendere l’idea la bandiera Transnistra ha ancora la falce e il martello, nelle piazze ci sono statue di Lenin e soprattutto l’esercito russo è tuttora presente.

La Transnistria così come l’ossezia del sud o l’Abkhazia sono eredità dell’unione sovietica che la Russia ora può sfruttare per accrescere la sua egemonia sulla regione.

Durante il periodo sovietico (ma anche prima) infatti, per accrescere la coesione e placare i conflitti etnici di un così eterogeneo impero è stato attuato un processo di russificazione: sono state imposte lingua e cultura russa, sono state fatte affluire molte famiglie di “etnia” russa e, in taluni casi, sono avvenute deportazioni in massa delle etnie autoctone.

In pratica tutto il territorio sovietico è stato uniformato. Ed effettivamente incontrando gli anziani moldavi ci si rende subito conto di quali segni ha lasciato questo processo. Un anziano abitante del villaggio mi ha raccontato di come abbia passato gran parte della sua giovinezza nella marina sovietica, vedendo le foto e i documenti di un anziano professore di geografia si potevano vedere ovunque falce e martello e scritte in cirillico e, per fare un esempio più stupido, la scatola di paté di carne che mangiavamo a pranzo (o almeno provavamo) oltre ad essere scritta in cirillico recava in bella mostra una immagine del Cremlino sull’etichetta.

Come analizza correttamente Vortexmind la fine dell’unione sovietica non è stata la fine dell’egemonia russa. Se dal punto di vista degli armamenti non hanno mai abbassato la guardia allo stesso modo non hanno mai cambiato orientamento dal punto di vista politico e culturale.

L’effetto russo sulle nazioni ex sovietiche è percepibile: basta guardare le vetrine dei negozi o accendere una radio e ci si rende subito conto di essere ancora dall’altra parte della cortina di ferro.

A questo si aggiunge che spesso le identità nazionali delle nuove repubbliche sono al quanto precarie nonostante il grande spirito nazionalista di quasi tutte le nazioni. Per esempio in Moldavia c’è praticamente un solo eroe nazionale Stefano il grande raffigurato su tutte le banconote oltre che nella statue e nei musei.

Politicamente poi questo ha effetti ancora più devastanti: se pensiamo alle ultime presidenziali ucraine sfociate nella rivoluzione arancione e all’avvelenamento di Yushchenko probabilmente per mano russa è facile capire come Mosca non voglia certo stare a guardare.

La guerra in Ossezia per quanto possa sembrare imprevista è una diretta conseguenza di una lenta escalation nei conflitti tra Georgia e regioni separatiste: me ne ero già occupato tempo addietro.

La Russia quindi sta riprendendosi con metodi politici o con altri mezzi quello che considera suo: ha il pieno interessa a non lasciar troppo margine di manovra alle repubbliche indipendenti. Penso quindi che nella regione compresa tra i confini dell’unione europea e il mar Caspio la situazione potrebbe riscaldarsi a meno che il blocco occidentale non decida di mettersi di traverso.


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3 Commenti

Meglio Martina Stella o l'approfondimento | Vortexmind: free your mind ha commentato:

[...] alcun dibattito (se si eccettua la citazione fatta dal buon Sergio, che peraltro aggiunge un interessante punto di vista). Lo stesso articolo, su MC, ha creato comunque un interessante scambio di idee. A me piace [...]

Vortexmind ha commentato:

Sembra quasi che la Russia abbia in passato lasciato degli “appigli” nelle repubbliche minori dichiaratesi indipendenti per poter poi tornare a chiedere “il conto” attendendo tempi migliori (il presente).

Mosse che, in certi casi, non sono andate a buon fine (come in Ucraina, che certo non è un peso piuma).

Sergio ha commentato:

@Vortexmind si, in ucraina non è andata benissimo alla Russia, ma hanno comunque ottenuto una discreta instabilità politica dopo la rivoluzione arancione.

Il primo governo Tymoshenko non è durato molto e quando Yanucovic è diventato primo ministro si è sfiorata una nuova rivoluzione con i ruoli invertiti (ovvero i comunisti hanno circondato Kiev) ora la situazione sembra in miglioramento con il secondo governo Tymoshenko, ma temo che la spinta europeista post rivoluzione arancione si sia esaurita.

Yulia Tymoshenko resta comunque una figura controversa, una oligarca divisa tra politica e affari che non ha mancato di pestare i piedi a Mosca per questioni inerenti al gas.

E a proposito di gas occorre sempre ricordare come la Russia controlli i rubinetti di questa preziosa risorsa e dorante i rigidi inverni ucraini questo potrebbe diventare un grave problema.

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