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PeaceMaker: la mia Recensione

Pubblicato il 05-02-2007 da Sergio

Come promesso ho collaudato per tutto il week end il videogioco Peacemaker.
Ecco la mia Recensione

Finalmente un gioco politico!
L’industria dei videogiochi preferisce farci interpretare eroi sanguinari pesantemente armati o spietati condottieri piuttosto che politici e diplomatici.
Il motivo è semplice: mentre creare una sfida e un modello di gioco dove bisogna sopraffare gli altri è relativamente semplice, creare un modello di gioco dove si vince se si collabora è molto più complesso.
Questa è la sfida affrontata dai creatori di PeaceMaker: rendere giocabile il delicato processo di pace Israelo Palestinese.

La sedia del Presidente
L’interfaccia di gioco mostra la mappa di Israele con evidenziati i territori palestinesi, le città, i confini (e il muro) e gli insediamenti dei coloni. Questa mappa ci permette rapidamente di orientarci nel gioco seguendo in tempo reale gli eventi che si susseguono giorno dopo giorno. Il gioco è strutturato a turni: ogni turno dura qualche giorno. In ogni turno bisogna scegliere una azione da portare avanti: queste azioni possono riguardare la Sicurezza, la Politica o la Costruzione.
L’azione genera risultati diversi a seconda della condizione in cui ci si trova, questi risultati si traducono nella variazione degli indici di gradimento delle varie parti in causa.
Lo scopo del gioco è raggiungere la pace: ovvero, attraverso un percorso di azioni, portare i due indici di gradimento principali a 100 punti.
Quando questo succede, la Palestina diventa indipendente e le due nazioni portano a conclusione il processo di pace, mentre i due presidenti ricevono il Nobel.
Al contrario se uno dei due valori scende a -50 il conflitto diventa incontrollabile e la partita è persa.

Due popoli due giochi
Ho tenuto volutamente generica la sezione precedente per indicare gli unici punti in comune nelle due fazioni: in realtà il gioco è profondamente diverso in base a quale popolo si decide di guidare.

Israele
Il gioco dalla parte di Israele è abbastanza semplice: gli indici di gradimento da portare a 100 per vincere sono la approvazione Israeliana e la approvazione Palestinese. Le forze che vengono influenzate dalle nostre azioni sono Il popolo Israeliano, il popolo Palestinese, Yesha - i coloni Israeliani, l’autorità Palestinese, i gruppi militanti Palestinesi, le Nazioni Unite, gli Stati Uniti e il mondo arabo.
Le azioni che possiamo intraprendere ci danno un ampio ventaglio di scelte che vanno in campo militare dall’uso dei bulldozer, agli assassini mirati, al lancio di missili o al dispiegamento delle truppe; in campo politico possiamo fare discorsi e dialogare con le fazioni, lanciare iniziative di distensione e gestire i permessi di lavoro per i palestinesi; infine nella costruzione possiamo gestire gli insediamenti dei coloni, l’economia della nazione, gli aiuti ai palestinesi e la costruzione del muro.
Ogni azione tende a generare risultati diametralmente opposti nelle fazioni: ad esempio costruendo il muro aumenterà il supporto interno, mentre l’autorità palestinese e i gruppi armati non ci guarderanno di buon occhio.
La strategia della colomba, così come quella del falco, non ci portano lontano. Occorre imparare a bilanciare saggiamente le proprie azioni per vincere.
Se si perde totalmente il supporto interno sarà quasi impossibile riuscire a governare (i nostri appelli all’unità nazionale cadranno nel vuoto), mentre se i palestinesi perderanno fiducia in noi gli attacchi terroristici aumenteranno e la spirale d’odio renderà impossibile il processo di pace.

Palestina
Giocare come presidente della autorità palestinese è più faticoso. Oltre alla approvazione Palestinese per vincere dobbiamo guadagnare l’approvazione internazionale: infatti sarà l’ONU che dovrà riconoscere l’indipendenza della nostra nazione. Le forze che vengono influenzate dalle nostre azioni sono il popolo Palestinese e Israeliano, le Nazioni Unite, Gli Stati Uniti e il mondo Arabo, e le due fazioni militanti Fatah e Hamas.
La rosa di azioni è più limitata e per quasi tutte le azioni è necessario riuscire a reperire i fondi per portarle a termine. Militarmente non possiamo ingaggiare direttamente Israele ma possiamo limitare il potere delle Milizie e ripristinare l’ordine tramite l’uso delle forze di polizia;
politicamente possiamo dialogare con Fatah e Hamas cercando di portarle al disarmo, potremo mantenere rapporti diplomatici cercando di ottenere finanziamenti e aiuti, potremo tenere discorsi e, quando le condizioni lo renderanno possibile, dichiarare l’indipendenza; infine nel campo delle costruzioni dovremo, raccogliendo fondi da tutte le parti, costruire una nazione da zero riprendendoci acqua, cielo, mare, rilanciare industria, agricoltura, commercio e, non appena possibile, aprire al turismo straniero.
Quasi tutte le azioni di costruzione saranno prese positivamente da tutte le fazioni, e anche il dialogo internazionale sarà generalmente ben accettato. Il problema è la difficoltà di guadagnare autorità interna: infatti se non si riesce a fermare la violenza è impossibile proseguire il dialogo, ma a differenza di Israele con il quale basta un raid di carri armati nella West Bank per riportare la situazione sotto controllo, noi non abbiamo i mezzi per opporci alla milizia se il popolo palestinese non è dalla nostra parte.

Tiriamo le somme
PeaceMaker è un gioco ben fatto: ha un gameplay solido anche se un po’ ripetitivo, ed è abbastanza corto da essere giocabile in una sera: così anche se non sei un videogiocatore convinto potrai avvicinarti tranquillamente.
Nel gioco non sono usate animazioni o disegni, ma vere foto e veri filmati (della Reuters) quindi i corpi straziati sono veri, il sangue è vero e le scene di guerra sono vere. Nulla che non si sia già visto al telegiornale, naturalmente, ma se un sensibile a queste cose la realtà potrebbe shockarti. La musica è ben fatta e varia a seconda della condizione del gioco, da una più drammatica per i momenti tesi, a una più rilassata quando si approssima la pace.

è un gioco istruttivo?
Secondo me si. Io non ero particolarmente esperto del conflitto Israelo-Palestinese: nulla di più di quello che dicono i giornali. Giocando a questo gioco ho potuto capire la geografia della regione (ora ho più o meno idea di dove si trovano le città teatro delle violenze) e a riconoscere le fazioni in battaglia. Ho imparato inoltre come per Israele una politica completamente pacifista risulterebbe inefficace, e più in generale ho imparato quali sono i problemi dei palestinesi.
Penco comunque non ci si possa avvicinare al gioco ignorando completamente la materia: è necessario almeno avere a grandi linee una idea della striscia di Gaza, la West Bank, chi sono i coloni o cosa sono Fatah e Hamas.

Manca Qualcosa?
Sì: manca qualcosa. Un po’ più di materiale, foto e testi, non avrebbe dato fastidio. La timeline è davvero striminzita. Questo gioco con una sorta di CivPedia di Civilization sarebbe stato molto più istruttivo.
Inoltre un’altra cosa che avrebbe potuto aumentare la longevità del gioco sarebbe stato il supporto per due giocatori.

Ma vale il costo del biglietto?
Sì: a mio parere 20$ sono più che ben spesi per un buon gioco che promuove la pace e insegna qualcosa sul mondo in cui viviamo. Raramente capita di vedere piccole software house con idee così originali e con l’abilità di creare comunque un gioco piacevole andando contro corrente. Penso che 20$ siano più che ben spesi soprattutto perchè andranno ad una azienda che come mission ha

We aspire to impact society and promote change through interactive media. ImpactGames’ goal is to create engaging interactive experiences that explore social and political issues affecting the world today.

e quindi come non sostenerli?

note finali
Il gioco è disponibile per Win e Mac, non ho ancora provato a vedere se gira su Linux ma appena possibile aggiornerò il post. Il gioco è localizzato in Inglese, Arabo e Ebraico.

Links
Sito del gioco
Blog Ufficiale del Gioco
Recensione su Gamasutra
Recensione su Broken Toys


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1 Commento

RedPill ha commentato:

Ottima recensione, grazie. Mi sembra davvero un progetto interessante e spero che abbia un degno seguito.

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