Jungle Raider Park
Pubblicato il 15-11-2006 da SergioTra le cose più particolari che sono riuscito a combinare in queste vacanze estive c’è sicuramente il giro al Jungle Raider Park di piano Rancio.
Avevo scoperto questo parco due anni fa quando ancora lavoravo in quel di Como. Tutte le mattine andando al lavoro infatti passavo davanti ad uno dei tanti cartelloni pubblicitari che indicano la direzione di questo parco.
Il Jungle Raider Park consiste in una serie di percorsi ad ostacoli sospesi tra gli alberi.
I percorsi sono di difficoltà e lunghezze variabili: si parte da un percorso per bambini che permette di avventurarsi a non più di tre metri dal suolo fino ad arrivare al percorso uragano che porta i più temerari fino ad una altezza di 15 metri.
Naturalmente per passeggiare tra gli alberi ad altezze simili non basta il coraggio: per sicurezza infatti si viene equipaggiati con imbracatura con doppio moschettone e carrucola, e caschetto.
Lungo tutti i percorsi sono tesi i cavi di sicurezza ai quali ci si deve appendere tramite i moschettoni.
Logicamente data la mia testardaggine ho voluto a tutti i costi avventurarmi attraverso il percorso più difficile.
Riuscirà un programmatore, la quale unica attività fisica consiste nel sollevare il sushi con le bacchette a portare a terminare un percorso che nel depliant viene definito molto impegnativo?
Neanche il tempo per porsi questa domanda che sono imbracato e caschettato: pronto a seguire il Briefing, dove mi viene insegnato come muovermi in sicurezza attraverso un paio di ostacoli e come usare la carrucola.
Ed è proprio la carrucola la prima cosa da usare nel percorso uragano: una volta salite due scale a pioli ci si trova su una piattaforma ad una altezza impressionante con davanti un lungo cavo teso attraverso il bosco.
Vinto il timore dell’altezza (mi sono appoggiato con la schiena al tronco dell’albero cercando di non guardare in basso) dopo aver montato la carrucola sul cavo eccomi pronto a lanciarmi attraverso la foresta.
Dopo il fantastico volo iniziale si comincia a fare sul serio: ecco precari ponti di reti o corde, ponti composti da altalene, o da staffe sospese nel vuoto, liane dalle quali penzolare, tubi di rete attraverso i quali strisciare e altre complesse amenità del genere.
Devo dire che non è stato assolutamente facile, ma in qualche modo sono arrivato alla fine.
In un paio di punti ho dovuto cavarmela totalmente a braccia, e sulle staffe un momentino di sconforto ce l’ho avuto.
Comunque il percorso bilancia bene gli ostacoli più difficili con quelli dove è possibile tirare il fiato e sono scoppiato sull’ultimo ostacolo quando oramai avevo davanti solo una semplice carrucola che mi avrebbe riportato rapidamente a terra: dopo aver tirato il fiato per qualche minuto non ho fatto altro che appendermi come negli altri casi e tornare ad una velocità esorbitante a terra.
Assolutamente una esperienza da provare se passi dalle parti del lago di Como e non soffri di vertigini.



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