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Il Blog di Sergio Longoni

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I Segni della Recessione su Internet

Pubblicato il 16-05-2008 da Sergio

Matt Mullenweg, il simpatico padre di WordPress e fondatore di Automattic è stato ospite d’onore del WordCamp Italiano tenutosi a Milano lo scorso sabato.

Durante la sessione di domande e risposte Matt ha espresso le sue preoccupazioni verso la recessione americana (e di conseguenza mondiale) dicendo che parte dei fondi raccolti dalla sua società serviranno come riserva monetaria per assicurarsi il superamento di questo difficile momento economico.

Nel suo blog oggi Matt ha linkato una simpatica lista di “dodici segni che la recessione ha colpito internet”.

Nonostante il tono decisamente scherzoso del post quello che viene evidenziato è un problema reale. Già prima della recessione molti critici evidenziavano come il web 2.0 e gli incredibili finanziamenti dei venture capitalist stavano riportando l’industria verso una nuova grande bolla.

Vista dal mio punto di vista, ovvero dal mercato italiano e “milanese” in particolare la situazione non sembra ancora così drammatica. Certo: molti progetti non partono per motivi di budget ma, almeno per il momento, sembra esserci ancora una grossa spinta per quanto riguarda il marketing e l’automazione.

Da una parte alcune aziende sentono il bisogno di trovare nuovi clienti e, per questo motivo, sembrano investire parecchio in comunicazione; dall’altra parte altre aziende si stanno rendendo conto di come i propri metodi di lavoro possano essere migliorati in modo da aumentare la produttività, e per questo motivo richiedono soluzioni per l’automazione di determinati processi.

I miei giudizi derivano solo dalla mia limitata esperienza: non ho certo una visione d’insieme e quindi, se hai esperienze simili o opposte alla mia lasciami un commento.

Tu come la vedi? Stiamo andando anche qui in Europa/Italia incontro ad una nuova bolla di Internet?


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3 Commenti

Bloglavoro ha commentato:

Secondo quello che vedo io le aziende hanno uno strenuo bisogno di acquisire nuovi clienti proprio come conseguenza alla crisi. Lo fanno soprattutto in due modi: venditori e comunicazione. Di solito se non hanno già una struttura di vendita non si mettono certo ad assumere venditori, impostando training ecc. Si rivolgono alla comunicazione che per fortuna viene proposta quasi sempre anche come comunicazione online. Secondo me infatti questo spiega anche come mai nella palese crisi che c’è anche in Italia, chi lavora online si trovi tra coloro che ne risentono meno. Inoltre è impossibile fare confronti tra le reazioni del mercato americano e italiano: da una parte c’è un mercato quasi saturo per quanto riguarda l’advertising di tutti i tipi, qui invece soprattutto per la parte online, siamo ben lontani dalla saturazione, siamo ancora nella fase in cui il numero dei nuovi user è in costante crescita.

Sergio ha commentato:

si: il punto è proprio quello. La modifica delle strategie di comunicazione deriva dalla necessita di allargare e variegare i propri clienti come conseguenza della crisi.

Il mercato italiano per la comunicazione online è decisamente variegato: ci sono ancora agenzie che propongono logiche e tecnologie anni ‘90, altre già completamente social e naturalmente “all the fun in between”. Di clienti quindi non sembrano mancarne quindi.

Antonio LdF ha commentato:

In Italia prima di arrivare alla bolla ci dobbiamo gonfiare ancora un bel po’.
Per adesso l’unica cosa che vedo è scarsa professionalità di chi si vende come esperto e poi fa solo dei casini.

Significa che c’è l’esigenza di utilizzare certi strumenti, ma non ci sono ancora abbastanza persone in grado di farlo.

Il pericolo qui sarà il contrario, e cioé che prima di essere sopravvalutata la Rete verrà spu**anata.

E questo è male, ovviamente..
:-p

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