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Grillo e i Giornalisti

Pubblicato il 10-01-2008 da Sergio

Come forse saprai Beppe Grillo ha indetto il prossimo V-Day per il 25 Aprile e questa volta se la prenderà con la “casta” dei giornalisti.

Il giornalista Alessandro Gilioli volendo vederci chiaro in questa vicenda ha deciso di intervistare lo stesso Beppe Grillo per conto del giornale L’Espresso.

Quello che è successo puoi leggerlo, se non lo hai già fatto direttamente sul blog di Alessandro.

Riassumendo: Beppe avrebbe rifiutato in malo modo una intervista scomoda dopo aver letto le domande.

Beppe Grillo: lo stesso che nei suoi spettacoli dice “se i giornalisti facessero il loro lavoro: ovvero facessero delle domande” non accetta di essere tirato in mezzo dai semplicissimi dubbi del giornalista Alessandro che cerca correttamente di difendere la sua categoria.

Non avevo dubbi che Beppe si sarebbe rivelato un Bluff. Molto bravo certamente a prendersela con tutti, a dire che tutti sono indistintamente degli incompetenti, degli antidemocratici ma poi - come ogni buon populista - quando gli si pone qualche quesito e gli si chiede di argomentare le sue tesi al di fuori degli efficaci slogan cade miseramente e si rifugia dietro un imbarazzante no-comment.

Certo tutta questa storia l’ho potuta leggere solo dal punto di vista di Alessandro che potrebbe aver voluto rischiare la sua credibilità inventandosi tutto, ma dato che Beppe non ha ancora risposto sul suo blog mi fa pensare che sia tutto vero.

Nulla di inaspettato comunque, almeno per me: che Beppe non fosse interessato al dialogo me ne ero già accorto tempo addietro.

Io invece sono interessato al dialogo e ho anche io qualcosa da ridire su giornali, giornalisti e rispettivo ordine quindi farò finta che quelle domande siano state rivolte a me e proverò a dare le mie risposte (anche perché se aspetto che un giornalista mi intervisti…)

Giornali e Rete possano convivere, come tv e radio?
Spero di no, almeno per la loro forma cartacea. Attualmente la tecnologia ha creato lettori elettronici molto ergonomici con caratteristiche simili a quelle della carta per quanto riguarda la lettura: questi dispositivi possono essere dotati di connessione a internet e quindi spero che presto potremo leggere gli articoli scaricati “al volo” dalla rete, avendo così informazioni più rapide e puntuali, senza aspettare edizioni della mattina o della sera che si rivelano obsolete per chiunque legga attraverso il computer le agenzie di stampa. Certo senza giornali cartacei potremmo avere problemi ad incartare il pesce…

Grazie alla buona salute economica molti giornali possano fare ottime inchieste
Certamente: ma la buona salute economica dei giornali dipende strettamente da come guadagnano i soldi: pubblicità, vendite o finanziamenti pubblici. Certamente su internet funzionerebbe bene solo la pubblicità ma potrebbero esistere molte più realtà specializzate piuttosto che poche generiche come accade per la carta stampata: le molte realtà potranno fare le loro inchieste specifiche, un po come attualmente i blog e i siti di informazione fanno le loro inchieste. Un esempio? Il caso della DDL Levi è scoppiato in seguito ad un articolo di Civile.it.

Non pensa che sia sbagliato mettere sullo stesso piano i quotidiani di partito inesistenti che prendono soldi direttamente dallo Stato e i giornali veri - magari perfino utili al dibattito sociale e al controllo sulla politica - che hanno solo detrazioni postali e contributi per la carta?
Non penso che i contributi statali siano necessari per il dibattito politico se a tutti è garantito il diritto di poter leggere e scrivere su internet. Inoltre per ogni finanziamento pubblico si pone il dilemma di chi controlla, e chi controlla chi controlla. In questo caso, nonostante tutto, lascerei fare al mercato e alla rete: le informazioni si muovono anche senza carta.

Con l’abolizione totale e indistinta delle provvidenze probabilmente morirebbero voci come il Manifesto. Questo sarebbe un passo in avanti per la nostra società?
Ho ascoltato per anni Radio Popolare: posso tranquillamente affermare in quegli anni la mia visione politica e globale era parecchio influenzata dal modo in cui RP riportava o non riportava le notizie. Allo stesso modo penso che qualsiasi testata giornalistica, per quanto indipendente, condizioni il modo di pensare dei propri lettori - e questo è male per la nostra società. Il ridimensionamento o la scomparsa di grosse testate “libere” potrebbe spingere molte persone a cercare più fonti per soddisfare la propria necessità di informazioni: più fonti e più punti di vista creano persone più coscienti e meno omologate e questo sarebbe un passo avanti per la nostra società.

Gli “ultimi giornalisti liberi” sarebbero Biagi e Montanelli ma anche loro scrivevano su grandi giornali “servi e di casta”?
Biagi e Montanelli avevano raggiunto un livello tale da poter essere liberi dai condizionamenti di redazione dato che potevano in ogni momento alzarsi ed andare a lavorare da un’altra parte. Ogni giornalista dovrebbe essere così e se lavorasse da solo potrebbe essere così, o almeno, potrebbe cercare di essere più trasparente dicendo cose del tipo: “guarda che l’azienda x mi ha regalato il prodotto che ti sto recensendo”.

C’è qualcuno giornale che non fa parte della casta?
Probabilmente si: in ogni caso non mi affiderei esclusivamente a quel giornale per essere informato. Se si riescono a intuire le ragioni che portano un giornale ad avere una determinata linea editoriale, allora si possono leggere veramente le notizie togliendo la “tara”. Quindi ogni fonte per quanto di casta andrebbe bene a patto che venga letta in maniera critica.

E quelle migliaia di giornalisti sottopagati e precari che ormai lavorano in gran parte delle redazioni?
Servono veramente migliaia di giornalisti? Ci sono tanti lavori a questo mondo non è che tutti debbano per forza fare i giornalisti no?

Come può dire che tutti i giornalisti sono casta, visto che la grandissima parte di loro ha come unico privilegio il biglietto gratis ai musei, e per il resto si paga come tutti gli altri comuni mortali la casa, il cinema, il treno, l’autobus, il biglietto allo stadio e così via.
Io penso che il vero beneficio del giornalista è avere “le spalle coperte” da un giornale. Mi spiego meglio. Quando scrivo qualcosa su internet, sia su questo blog, sia in un forum o un newsgroup sono io, la credibilità è solo la mia, in pratica non sono nessuno. Se scrivessi le stesse cose per il giornale locale la mia credibilità sarebbe molto elevata perché non sono io - anonima firma - che ti parlo, ma la testata giornalistica. Questo penso che sia il grosso privilegio dei giornalisti. Privilegio che penso porti molti della categoria a non verificare le proprie fonti e a mandare in stampa strafalcioni (magari questo succede perché si è sottopagati e si devono scrivere una recensione di un film e il commento alla corsa dei cavalli mentre si sta scrivendo anche di sicurezza informatica, non lo nego). La differenza è che quando pubblico una bufala - e mi è capitato perché non sono infallibile - vengo immediatamente smentito, quando lo fa un giornale il pubblico pensa “l’ha detto il giornale, io ci credo”.

Certamente un dibattito interessante e non nego di essermi fatto volontariamente prendere la mano nelle risposte nella speranza di stimolare la discussione: per questo ci sono i commenti. Discutiamone!

Inoltre per concludere ecco qualche post selezionato sull’argomento: Web e Conoscenza, Sasaki, RedPill e Federico


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3 Commenti

Overlord ha commentato:

Quell’uomo è e rimmarrà sempre un buffone

Quarantotto.net il primo blog su Cassano Magnago ha commentato:

[...] domande lo ho prese dal blog di Sergio Longoni, che mi ha “ispirato” questo post,  attendo le vostre risposte! 13th January [...]

Anomalia Italiana ha commentato:

Beppe Grillo, che prospetta il cambiamento, è in realtà una nuova versione del solito andazzo all’italiana, fatto di inganni e apparenze. Il suo blog è tutt’altro che trasparente, tutt’altro che onesto e, pertanto, non si capisce da quale pulpito possa richiedere trasparenza e onestà ad altri, in prevalenza alla classe politica contro la quale rivolge le sue proteste. Grillo usa quindi la calunnia sistematica come principale strumento di propaganda per ottenere il consenso che gli procura numerose adesioni; la sua organizzazione, per diversi aspetti, è simile ad una vera e propria setta.

http://mondogrillo.net/beppe-grillo-e-la-censura/

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