Negli anni della scuole superiori, per scelta, mi sono dedicato a materie quali l’elettronica, le telecomunicazioni o la fisica ma, come ogni buon “perito” non ho mai studiato, neanche per un’ora, la filosofia.
Sono curioso: mi sono sempre chiesto su quali testi passassero le ore i liceali. Ho deciso quindi di caricare sul mio lettore di ebook qualche testo filosofico disponibile gratuitamente in rete.
La scelta è caduta, forse un po’ incoscientemente, su “L’unico e la sua Proprietà” di Max Stirner: uno dei testi fondamentali del pensiero anarchico e individualista.
Il testo, come mi aspettavo, non è tra i più accessibili, fortunatamente però Stirner tende a ripassare più volte sugli stessi concetti usando esempi diversi e quindi, anche quando non capisco un paragrafo procedo, sperando di afferrare il suo pensiero al prossimo giro.
A complicare le cose, la versione del testo che ho recuperato qui, è stata “scannata” (scandita, scansita, scannerizzata come preferisci… a me piace scannare) e quindi alcune parole sono errate, mancano delle lettere e, nei casi estremi, alcuni paragrafi sono delle vere e proprie sciarade.
In ogni caso ce la faccio, almeno fino a quando non decido di mettermi a leggere in metropolitana.
La linea verde della metropolitana di Milano, che percorro ogni giorno fino al capolinea di Gessate, è per lo più in superficie e quindi, da quando il convoglio emerge dalle viscere della terra il vagone si riempie degli insistenti squilli dei cellulari.
Dato che sono particolarmente fortunato, proprio mentre sono nel bel mezzo di un profondo confronto tra misticismo orientale e spiritualismo occidentale, il treno è emerso alla luce e la ragazza al mio fianco ha immediatamente estratto il suo fido cellulare.
La ragazza ha cominciato a ciacolare allegramente e a voce alta con il suo interlocutore misterioso.
La ragazza, tanto carina nelle sue scarpe con tacco e cuoricini che ho potuto notare senza distogliere gli occhi e concentrazione dal testo, ha cominciato raccontando la sua giornata lavorativa che consiste in qualcosa che centra con i pignoramenti.
L’interlocutore, minuto dopo minuto e stazione dopo stazione, si è rivelato un uomo, probabilmente sposato e con due (o più) figli. Già alla stazione di Cascina Gobba, tutto il mio filosofeggiare era stato disperso in un mare di gossip.
Ad un certo punto, dopo aver letto una decina di pagine senza più avere idea del contenuto - prova te a concentrarti con una che fa “pucci pucci” al telefono sul sedile a fianco - ho deciso di provare a tapparmi un orecchio e a leggere muovendo le labbra come non facevo dalle elementari.
Sperando che la signorina scendesse, o che decidesse di troncare la comunicazione, o che la giustizia cosmica facesse scaricare le batteria di quel dannato telefono, ho continuato stoicamente a leggere.
Niente: la signorina è arrivata fino al capolinea ed è scesa dalla metropolitana continuando a parlare al telefono. Per quanto ne so potrebbe tutt’ora essere alla stazione di Gessate con il suo cellulare.
Io mi chiedo: ma con quello che spendete di telefono voi due non potete uscire a mangiarvi una pizza senza rompere l’anima a me?
E tra l’altro, a me dei fatti vostri non me ne può fregar di meno, ma con tutto quello che mi hai fatto sentire parlando ad alta voce, come minimo dovrei farti firmare una liberatoria sulla privacy!
Mi arrendo! Domani torno ad ascoltare la musica…